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Domenica, 09 Marzo 2014 14:49

Gli effetti della povertà sulle risorse cognitive

Le persone indigenti spesso dimostrano scarse capacità cognitive, in particolare nella gestione economica, una carenza che contribuisce a perpetuare la condizione di povertà. Questa correlazione è stata stabilita da numerosi studi, ma com'è, noto, in statistica una correlazione non stabilisce affatto un rapporto di causa ed effetto. Ora però una nuova ricerca, pubblicata su “Science”, dimostra per la prima volta l'esistenza di un rapporto causale tra povertà e funzioni mentali.

Combinando i risultati di alcuni test sui clienti di un centro commerciale del New Jersey con quelli di studi sul campo condotti in due distretti agricoli dell'India, Anandi Mani del dipartimento di Economia dell'Università di Warwick a Coventry, nel Regno Unito, e colleghi hanno trovato che la povertà riduce le facoltà cognitive, presumibilmente perché le preoccupazioni legate alla condizione finanziaria limitano o esauriscono le risorse mentali personali.

Nel corso dello studio, Mani e colleghi hanno presentato a 101 clienti del centro commerciale quattro ipotetici scenari che descrivono problemi finanziari a cui avrebbero potuto andare incontro: per esempio, la riparazione di un'auto, il cui costo poteva oscillare da poche centinaia ad alcune migliaia di dollari. Mentre riflettevano su ciascuno scenario, i partecipanti eseguivano semplici compiti al computer per misurare la funzione cognitiva. Dall'analisi statistica delle risposte è emerso che i partecipanti con il reddito più basso ottenevano buoni risultati nei test di gestione finanziaria quando il costo dell'ipotetica riparazione era basso, mentre i loro risultati erano scarsi quando diventava elevato. I soggetti più benestanti, al contrario, riuscivano ad affrontare bene entrambe le situazioni. Questi risultati sono in accordo con i test della funzione cognitiva, in cui i soggetti più benestanti si comportavano tendenzialmente meglio dei meno abbienti.

In India, i ricercatori hanno analizzato il comportamento di 464 coltivatori di canna da zucchero, che dipendevano per almeno il 60 per cento del budget dalle entrate derivanti dalla vendita del raccolto. Anche in questo caso, hanno somministrato test di gestione finanziaria e test della funzione cognitiva, e anche qui è emerso che i risultati prima del raccolto, quando gli agricoltori erano poveri e perciò preoccupati della situazione finanziaria, erano notevolmente peggiori rispetto a quelli dopo il raccolto, quando erano stati pagati e quindi in una situazione finanziaria migliore.

I dati, sottolineano i ricercatori, non possono essere spiegati da fattori quali lo stress, le diverse condizioni di alimentari, il lavoro o il tempo disponibile. Gli autori ipotizzano che le preoccupazioni collegate alla povertà, in termini di attenzione dedicata ai problemi e di pensieri intrusivi, consumino risorse mentali, lasciando poco spazio per dedicarsi ad altri compiti.

I risultati, concludono gli autori, hanno importanti implicazioni per le politiche sociali: semplici interventi per aiutare i soggetti più indigenti nelle loro difficoltà cognitive, come un aiuto nella compilazione dei moduli o suggerimenti e promemoria per la pianificazione delle attività, potrebbero essere particolarmente efficaci.

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