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Tecniche di risonanza magnetica hanno permesso di scoprire che cosa avviene nel nostro cervello quando effettuiamo una simulazione per immaginare i valori e le motivazioni degli altri in modo da prevederne decisioni e azioni. In particolare, sono stati osservati due segnali cerebrali cruciali: il primo è elaborato in una parte del cervello chiamata corteccia prefrontale ventromediale, il secondo è stato evidenziato in un'area diversa, denominata corteccia prefrontale dorsomediale Prevedere le decisioni degli altri: in termini assoluti non è possibile, ma spesso ci si riesce, e l’origine di questa peculiare capacità è in due segnali cerebrali scoperti da un gruppo di…
Una ricerca ha analizzato le modalità di navigazione in Rete di un gruppo di volontari, prescindendo dai contenuti dei siti visitati: secondo i risultati, alcuni comportamenti, come l'eccessivo utilizzo della posta elettronica o delle chat o il veloce passaggio da un sito all'altro, possono essere indicativi di una tendenza alla depressione. Prendiamo due domande. La prima è: chi siamo? Vale a dire, che cosa ci rende diversi dai nostri simili, per gli oggetti che acquistiamo, i vestiti che indossiamo o l'auto che possediamo (o che abbiamo scelto di non possedere)? Che cosa ci rende unici nella nostra costituzione psicologica fondamentale,…
Identificate per la prima volta differenze genetiche tra i soggetti in cui l'effetto funziona e quelli in cui non ha alcuna efficacia terapeutica. Il fattore cruciale è legato una particolare mutazione di un gene che determina i livelli di dopamina, un neurotrasmettitore coinvolto nei meccanismi di ricompensa e di dolore. L'effetto placebo – l'efficacia terapeutica di sostanze o azioni innocui o privi di qualunque plausibile meccanismo di azione sull'organismo – è un rompicapo che dura da decenni, e per spiegarlo sono stati considerati diversi fattori, primo fra tutti la suggestione. Per la prima volta, uno studio condotto presso il Beth…
Identificato il segnale che indica il passaggio da uno stato di coscienza a uno di incoscienza. Si tratta dell'emergere di un'attività cerebrale regolare caratterizzata da un'oscillazione tra un massimo e un minimo nelle diverse aree, che però non sono fra loro sincronizzate e non riescono quindi a comunicare. Uno schema di attività cerebrale che sembra segnalare esattamente il momento in cui i pazienti perdono la coscienza in anestesia generale è stato identificato da un gruppo di ricercatori del Massachusetts General Hospital e del Massachusetts Institute of Technology, che illustrano la scoperta in un articolo pubblicato sui "Proceedings of the National Academy of Sciences".…
Una sperimentazione sui topi ha chiarito il meccanismo mediante il quale le variazioni di luce ambientale – per esempio alternando continuamente brevi cicli di luce e di buio della stessa durata - possono determinare disturbi dell'umore, fino alla depressione, e deficit di apprendimento: a mediare questa influenza sono specifiche cellule della retina. Si tratterebbe quindi di un'interazione diretta, che non coinvolge né il sonno né i ritmi circadiani La luce è in grado d'influenzare direttamente le capacità di apprendimento e di disturbare l'umore agendo su specifiche cellule della retina, le cellule gagliari. Lo hanno dimostrato Tara A. LeGates del Dipartimento…
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